Egidio Bonfante nasce a Treviso il 7 luglio 1922. A dieci anni si trasferisce a Novara e poco dopo a Milano dove frequenta l’Accademia di Brera e la Facoltà di architettura del Politecnico. Negli stessi anni, dal 1940 al 1946, comincia a frequentare assiduamente Venezia dove incontra diversi artisti, fra questi Giovanni Comisso, Filippo De Pisis e Juti Ravenna.

Nel 1942 è tra i fondatori del mensile di politica, lettere e arti Posizione; qualche anno più tardi codirige i giornali di arte e letteratura Il Ventaglio e Numero. Con Juti Ravenna è autore di Cinquanta disegni di Picasso, 1943 e di Arte Cubista, 1945.

Nel 1946 sottoscrive il Manifesto del Realismo e pubblica Considerazioni sulla pittura dei giovani.

L’incontro con Adriano Olivetti, nel 1948, segna una svolta nella sua carriera artistica e professionale: viene incaricato dall’azienda di studiare la nuova veste grafica della rivista Comunità. È’ l’inizio di una intensa attività nel settore dell’industrial design: progetta negozi ed esposizioni in varie parti del mondo, oltre a libri e manifesti.

La pittura degli inizi è orientata da matrici post-impressioniste e fauves, spesso accese di espressionismo, per approdare negli anni Cinquanta al figurativo-astratto. Da allora tutta la sua opera è arricchita dalla compresenza di due valori: l’amore per Venezia e le sue architetture e l’astrazione coloristica. I monumenti di Venezia offrono immagine, schema compositivo, partitura e ritmo dell’opera. Il colore è teso in grandi tessere, quasi a comporre un moderno mosaico bizantino. Lo splendore del colore permane anche negli assemblages di tappi corona e nei collages.

Nel 1969 è autore, con lo pseudonimo Jacopo Robusti, di L’amour Peintre dove raccoglie centoventuno epigrammi dedicati a personaggi della cultura e dell’arte italiana. Nel 1996 Rossana Bossaglia pubblica per Electa il volume monografico Egidio Bonfante.

Nel 2003, in occasione della mostra allestita a Ivrea, l’Associazione Archivio Storico Olivetti gli dedica il libro Egidio Bonfante: un pittore alla Olivetti con un saggio di Renzo Zorzi e una lunga intervista di Eugenio Pacchioli all’artista.

Del 1940 è la sua prima personale all’Istituto di Cultura di Novara, successivamente ha esposto in più di sessanta mostre personali e in numerose manifestazioni collettive in Italia e all’estero. Hanno scritto sul suo lavoro artistico, tra gli altri: Guido Aristarco, Guido Ballo, Riccardo Barletta, Leonardo Borgese, Luigi Carluccio, Raffaele Carrieri, Giovanni Comisso, Beniamino Dal Fabbro, Raffaele De Grada, Mario De Micheli, Gillo Dorfles, Sebastiano Grasso, Raffaele Monti, Carlo L. Ragghianti, Franco Russoli, Pier Carlo Santini, Leonardo Sinisgalli, Enrico Somarè, Marco Valsecchi. Muore a Milano il 12 febbraio 2004.

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